"Sii tu il cambiamento che vuoi vedere

avvenire nel mondo" (Gandhi)

 

 

 

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COMITATO DI REDAZIONE

 

 

 

Direttore responsabile

GIUSEPPE FIORE

 

Vicedirettore

ISABELLA VASSALLO

 

Redattori

Gli   ALUNNI

del  LICEO POLISPECIALISTICO

STATALE "GANDHI" di CASORIA (NA)

 

 

Coordinatore

PROF. ANTONIO D'ADDIO

e-mail: antoniodaddio@yahoo.it

 

 

MURALES

Via Torrente, 62 - 80026 Casoria (NA)

Tel./Fax 081 737 42 33

 

Anno 11 - Maggio 2007 - N. 3

Editoriale                                     Giuseppe Fiore - Direttore

Cari lettori, nelle ultime settimane abbiamo assistito a vicende tragiche che hanno interessato le cronache sanitarie. Si è verificata l’ennesima, assurda tragedia, mi riferisco agli otto morti di Castellaneta, in un sistema sanitario nazionale (SSN) che non riesce ad identificare i colpevoli. Secondo la legge, che sbaglia dovrebbe pagare, ma, purtroppo, nella sanità pagano sempre i pazienti, vittime di errori, a cui spesso non si può rimediare. Eppure questi episodi di malasanità sono eccezioni, in un sistema, come quello italiano, complessivamente di buona qualità. Bisogna utilizzare al più presto strumenti che rendano i nostri ospedali più sicuri e, per fare ciò, tutti gli operatori della sanità devono essere coinvolti, medici, infermieri, tecnici e soprattutto chi si occupa della manutenzione delle apparecchiature e dei macchinari. Un errore banale può mettere in pericolo la vita di una persona, infatti erogare azoto al posto dell’ossigeno, come è accaduto a Castellaneta, non è colpa di un medico, ma di chi ha costruito o controllato l’impianto. La sicurezza del paziente è una priorità assoluta, perciò, prima che accada un inconveniente, bisogna prevenirlo. Sarebbe necessario un controllo periodico che effettui una valutazione obiettiva di ogni ospedale, verifichi lo stato della struttura e dei reparti e certifichi l’idoneità a svolgere la propria attività. Addirittura negli USA esiste, dal 1951, un’apposita commissione che valuta, con scadenza biennale, tutti gli ospedali statunitensi e da l’assenso solo alle strutture giudicate sicure prescrivendo ciò che va realizzato per migliorare la sicurezza dei pazienti. E’ questo l’esempio da tenere a modello, nel nostro Paese, affinché catastrofi del genere non si ripetano ancora. Naturalmente questa logica della prevenzione dovrebbe essere attuata in tutti i campi, anche in quelli scolastici. Colgo l’occasione, visto che questo è l’ultimo numero per quest’anno, per salutare tutti i lettori di "Murales", ci rivediamo a settembre con tante novità. Buone Vacanze!!!

Giuseppe Fiore

 

Deponiamo i coltelli!

Accogliendo l’appello lanciato dal Cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo metropolita di Napoli, di deporre i coltelli in chiesa, due classi del Liceo Classico hanno avvertito l’esigenza di scrivergli una lettera aperta, a cui, con molta soddisfazione, è seguita una bella risposta.

Carissimo Padre, siamo i ragazzi della I B del Liceo Classico "Gandhi" di Casoria, abbiamo letto con attenzione e trasporto la sua splendida lettera indirizzata a noi giovani. Purtroppo, è brutto ammetterlo, viviamo in questo mondo nel quale la non violenza sembra utopia. La domanda che immediatamente ci siamo posti è stata: "Ma una semplice lettera riuscirà a convincere giovani violenti, promotori del bullismo, a "sfoderare" i coltelli e deporli davanti all’altare di Cristo?" La nostra curiosità è domandarle se in cuor suo crede davvero di poter cambiare questo mondo e realizzare il sogno di molti altri giovani che vogliono aprirsi all’Amore. Confidiamo in una sua risposta. Cordiali saluti.

I ragazzi della I B

Papà Crescenzio, siamo la classe I A del Liceo Classico ed abbiamo pensato di rispondere alla sua lettera. Innanzitutto, vogliamo ringraziarti per il tuo invito a Napoli, alla Giornata Mondiale della gioventù, e dirti che ci saremo. In quanto alla lettera ognuno l’ha interpretata in modo diverso, ma alla fine tutti siamo arrivati ad un’unica conclusione, cioè che non avrebbe raggiunto il risultato sperato. Simbolicamente ci impegneremo a deporre i coltelli nei cesti delle nostre chiese, ma ti chiediamo un aiuto per evidenziare il richiamo dei laici attraverso annunci o catechesi. Come, infatti, il corpo necessita di braccia, così anche i sacerdoti hanno bisogno di collaboratori, che li aiutino nelle chiese per alimentare lo spirito parrocchiale e magari coinvolgere anche i giovani che non hanno potuto o voluto ricevere la tua lettera.

I ragazzi della I A

Il Cardinale ha così risposto: "Carissimi giovani della I A e I B, grazie di cuore per le vostre lettere e per le vostre riflessioni, che ho letto con attenzione. Capite bene che la mia lettera ed il mio invito non avevano la pretesa di risolvere i problemi della illegalità e della violenza, ma avevano solo il carattere di stimolo per una riflessione comune. Solo se tutti insieme, giovani, adulti, famiglie, istituzioni, ci incammineremo per la strada della legalità, del rispetto scambievole e della non violenza, potremo cambiare il nostro mondo che ci circonda. Ognuno di noi faccia bene la sua parte. Vi saluto tutti cordialmente.

 

Una realtà molto difficile

I quartieri spagnoli da via Toledo si inerpicano, attraverso un reticolo di strade, fino alla collina di San Martino. Qui la vita quotidiana ha poco di privato e molto di pubblico, con venditori che espongono fuori dalle botteghe le merci di pronto consumo, i panni stesi ad asciugare da un balcone all’altro, voci di strada ed un continuo rincorrersi di bambini seminudi. Sono così chiamati perché voluti dal viceré spagnolo don Pedro da Toledo e dal 1550 al 1750 furono alloggio di truppe spagnole, con le attività tipiche dell’indotto militare, cioè la prostituzione ed il contrabbando. Ancora oggi rappresentano un’area degradata di emarginazione sociale con i suoi tipici sintomi di evasione, maternità precoce, esperienze di detenzione, traumi e promiscuità familiare. A tutto questo si aggiunge la corrente di immigrati in forte espansione. Immaginando quale possa essere la realtà di un mio coetaneo residente nei quartieri spagnoli e che chiamerò "Salvatore" sono stato invogliato a fargli alcune domande

 

Salvatore, come si svolge la tua giornata?

"La mattina, a casa mia, si veste chi si sveglia per primo. Non ci sono abiti per tutti, noi siamo in cinque, io sono il terzo".

Non vai a scuola?

"Mia madre mi ha mandato da "Giggino" il meccanico per impararmi un mestiere, ma spesso me la svigno e mi vedo con i miei amici …….. la scuola è una perdita di tempo".

E con i tuoi amici che fai?

"Gennarino tiene il motorino e così scendiamo a via Roma, poi sul corso Umberto, fino alla stazione e cerchiamo di fare qualche scippo, così porto un po’ di soldi a casa".

Ma i tuoi genitori?

"Mia madre va a lavare le scale, papà è carcerato a Poggioreale, mia sorella Carmelina fa la vita".

Tu hai poco più di 15 anni, e tua sorella?

"Diciassette, la sera si passa un rossetto così forte sulla bocca, ma la mattina, nel letto, la sento piangere".

E tu cosa ti aspetti dal futuro?

"Spero di entrare in qualche banda importante e diventare un uomo di rispetto perché qui il rispetto è tutto".

Sicuramente così uscirai dalla miseria, ma ci hai pensato che rischi il carcere e la vita?

"Perché esiste ’na speranza?"

Devi fidarti delle Istituzioni: forse faresti meglio bene a ritornare a scuola?

"Ma che ci vado ‘Affà?" .

L’ignoranza è il male peggiore, solo la conoscenza rende liberi e poi devi fidarti dello Stato, è nata l’Associazione Quartieri Spagnoli proprio per aiutare il tuo quartiere, creare opportunità di lavoro onesto, forse con una retribuzione più scarsa, ma la mattina puoi guardarti nello specchio, consapevole della tua dignità .

Personalmente vorrei che il messaggio dato da questo articolo facesse capire quanto siamo fortunati ad andare a scuola e ad avere una famiglia compatta e unita, speriamo che il nostro Salvatore possa trovare la sua opportunità.

Francesco La Ferola, III C LS

 

"La camorra sono io"

I responsabili dell’illegalità? Anche noi. Noi che compriamo merce rubata e contraffatta; noi che almeno una volta abbiamo conosciuto "i cavalli di ritorno"; noi che usufruiamo della politica delle raccomandazioni e dei "piaceri"; noi che cerchiamo "l’aggiramento" di ogni regola. Noi che ci lamentiamo in prima persona, ma non agiamo da tale; noi che ci indigniamo della nostra città, ma ci rifiutiamo di operare. Ed è di ciò che ci dobbiamo vergognare! È questo il messaggio dello spettacolo teatrale intitolato "La camorra sono io" cui hanno assistito le classi I A e II A del liceo scientifico lo scorso 5 marzo al teatro "La Perla" di Napoli. Con una rappresentazione di 75 minuti, la compagnia " Illusion Comique" ha interpretato il degrado di Napoli da un punto di vista troppo spesso ignorato, personificando la società napoletana in un borghese ed un boss del Sistema, che rappresentano il "buono" e il "cattivo". La scena vede come protagonisti il boss, sua moglie e un amico, che si recano in teatro per assistere ad un divertente cabaret, disturbato dall’entrata in scena di un uomo che si presenta come un borghese. Costui insulta gli spettatori, accusando il loro sistema, ma ammettendo egli stesso di farne parte da sempre, come il resto del popolo. Arriva la notizia che il figlio dell’uomo del Sistema è morto. Il tragico evento commuove tutti, buoni e cattivi, ma l’amico di famiglia non sembra abbastanza turbato. Il motivo? Non è sorprendente, ma semplicemente comprensibile: anche nel Sistema esiste il tradimento, che, se scoperto, viene duramente punito con la perdita di qualcosa che non ha prezzo:la vita! Lo spettacolo è stato apprezzato dal pubblico, attento e divertito sia per la presenza di significative canzoni, dialoghi veloci e brevi monologhi, sia per l’uso del napoletano parlato, da quello borghese e italianizzato, allo slang da strada. Tutto ben equilibrato e specchio di una cruda realtà. Una realtà dove il bene e il male si confondono, perché uniti da un legame di interdipendenza, ma anche da responsabilità storiche, economiche, sociali, culturali e, inevitabilmente, comportamentali del ceto medio. Questo è ciò che i personaggi hanno voluto farci capire e, a giudizio di noi giovani spettatori, ci sono riusciti. Nella realtà, allora, tutti siamo perdenti? No, sicuramente no, se in noi maturerà una rivoluzione personale, quotidiana, tesa al rispetto dell’altro, perché l’antidoto, la soluzione alla camorra "siamo noi".

Sabrina Molino – Mariangela Amoroso, II A LS

Homo homini lupus…

Negli ultimi tempi la cronaca nera è sicuramente la più presente nei nostri notiziari e nei vari campi dell’informazione. Casi di violenza sulle donne e negli stadi, delitti in famiglia, a scuola e per strada ormai fanno parte della quotidianità. Per di più le vittime sono solitamente innocenti ed indifese, senza alcune colpa se non quella di trovarsi nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Dinanzi a tale crudeltà o forse follia…restiamo ogni volta sempre più sconvolti, confusi, sconcertati dal grado di malvagità che può raggiungere un essere umano. E giudichiamo, critichiamo, esprimiamo sentenze, condanne, presi da rabbia, delusione e paura…spesso senza chiederci il perché di un tale gesto, senza interrogarci su cosa abbia spinto quest’uomo a compiere un’atrocità del genere. Questo naturalmente non ci aiuterebbe a discolparlo del tutto, ma forse ci aprirebbe gli occhi, ci mostrerebbe un altro lato della realtà, una realtà che sta rapidamente cambiando sotto gli occhi disattenti di un’umanità segnata dalla perdita dei valori. Di fronte ad una giustizia che difficilmente agisce in maniera "proporzionale" al male causato ci stiamo rassegnando senza opporre resistenza! Sicuramente è difficile credere di poter risolvere un problema ormai dilagante, ma è comunque sbagliato partire sconfitti senza sperare, senza ambire ad un risultato almeno parziale… "come fare" è un interrogativo a cui è forse difficile rispondere, di certo una soluzione definitiva non si potrà trovare "subito" o forse non si troverà mai, dato che l’aggressività, il desiderio di prevaricazione, il cinismo si sono inseriti ormai saldamente in una scala di valori fortemente in "crisi2 anche nella vita di tutti i giorni. Quindi se non limitiamo questo nostro agire anche nei piccoli gesti, cercando certo di migliorare noi stessi, ma senza danneggiare o ferire gli altri, se non attribuiamo nuovamente la stessa importanza a quella serie di insegnamenti e di regole che fanno parte della buona educazione e che dovrebbero 2indurci", chi più chi meno, a condurre una vita moralmente giusta…se non inculchiamo nei giovani tutto questo non si giungerà mai a nessun risultato se non quello di dar vita ad una società ancora più in crisi, in cui mancherà del tutto il senso del rispetto e di giustizia!!! Una generazione destinata ad annientarsi da sola attraverso il suo forte egoismo e l’emergere di istinti primordiali, che porteranno il genere umano all’epilogo finale: homo homini lupus.

Isabella Vassallo, I C L C

 

Il nostro Certamen: cronaca di una gara.

Un’esperienza interessante e sicuramente formativa è stata per noi alunni della II e III C L.C., Valentina Capuozzo e Giuseppe Iazzetta, quella di partecipare alla V Edizione del Certamen Varronianum Reatinum. Tutto è iniziato lo scorso 18 aprile, data in cui, grazie alla prof.ssa Cerullo che ci ha accompagnati, mettendo a nostra disposizione la sua macchina, siamo partiti alla volta di una nuova avventura. In giornata siamo arrivati a Rieti e siamo stati accolti dal Dirigente Scolastico del liceo classico presso il quale era stata organizzata la gara di latino, il Liceo Classico "Marco Terenzio Varrone". Non appena arrivati già rimanemmo colpiti positivamente da questo preside sempre presente nel suo liceo, anche fisicamente. Dopo l’accoglienza in albergo, presso il quale siamo stati ospitati gratuitamente per quattro giorni – il tutto era sovvenzionato da enti turistici di Rieti - , abbiamo avuto modo di socializzare non solo con i nostri rispettivi compagni di stanza, ma anche con gli alunni del Liceo "Varrone", impegnati a prestare un perfetto servizio d’ordine. Il 19 aprile è stato il giorno in cui si è svolta la prova, durata 5 ore. Nelle aule c’era un silenzio di tomba, che materializzava lo stato d’animo dei partecipanti, occupati a ripetere, anche a mente, le ultime notizie sui vari autori di prosa scientifica, dalle cui opere sarebbe stata tratto il passo da analizzare e tradurre. Non Varrone (il favorito dei pronostici di noi gareggianti), non Columella né Plinio il Vecchio: il passa da prendere in analisi faceva parte delle "Naturales Quaestiones" di Seneca. Durante la prova le ore trascorrevano velocemente: c’era chi traduceva speditamente e chi aveva qualche difficoltà, ma, dato che i ragazzi che per ogni scuola potevano partecipare al Certamen erano solo due, si può ben intendere che, chi più chi meno, tutti hanno saputo tradurre. A questo punto, dopo aver gustato l’ottima cucina reatina a pranzo presso l’Hotel "Miramonti", è iniziata la componente turistica del nostro viaggio: prima, visita guidata della città e, il giorno successivo, escursione presso l’Eremo di San Cataldo a Cottanello, l’Abbazia di Santa Maria in Vescovio, cattedrale della Sabina, e le rovine del Forum Novum. Particolarmente apprezzato da studenti e docenti è stato il concerto di musica classica presso l’Auditorium "Varrone", che proponeva un excursus dalla musica cinquecentesca a quella attuale. E dopo il concerto…discoteca! Sabato 21 aprile, non appena terminata la correzione dei 98 elaborati, è avvenuta la premiazione dei primi dieci classificati ed il rilascio del diploma di partecipazione a docenti ed alunni. Proprio questa cerimonia ha concluso un’esperienza davvero istruttiva, in quanto ci ha permesso di compiere un lavoro di analisi e traduzione al di fuori del proprio ambiente scolastico, rendendo possibile il confronto con altri ragazzi provenienti da ambienti diversi. Inoltre, a parte la componente formativa, di queste iniziative bisogna esaltare anche quella socio-culturale: analizzare i classici ci permette di vedere in maniera distaccata i nostri sentimenti, le nostre esperienze ed anche i nostri errori, che, tutto sommato, non sono poi così diversi rispetto a quelli dei Greci e dei Latini.

Valentina Capuozzo, II C LC

 

A scuola di Legalità

Per noi studenti lo scorso 3 aprile è stata una giornata scolastica un po’ particolare e diversa dal solito: insieme alla V B abbiamo partecipato ad un incontro con dei magistrati invitati a scuola dalla nostra prof.ssa Pica. I magistrati, Marco Del Gaudio ed Antonello Ardituro, si sono subito presentati a noi con cordialità ed abbiamo rotto il ghiaccio iniziando a parlare della camorra e delle varie associazioni criminali. Dopo una breve riflessione introduttiva su queste problematiche, noi alunni abbiamo rivolto delle domande del tipo: "Secondo lei, è possibile fermare queste associazioni criminali prima o poi?" oppure "Tutte le refurtive che sono ritrovate in seguito dove vanno a finire?". I magistrati anno risposto a tutte le nostre domande in modo molto semplice e con un linguaggio adatto ai ragazzi della nostra età. Ci hanno spiegato anche le cose più difficili, con calma e con esempi molto realistici. Abbiamo parlato anche del "cavallo di ritorno" con riferimenti concreti ad esperienze di vita vissuta. Questo fenomeno, a Napoli e in provincia, è molto diffuso, consiste nel rubare delle auto per poi, a distanza di poche ore, richiamare il proprietario e chiedere un elevato riscatto per restituire l’auto rubata. La maggior parte delle volte i proprietari accettano e pagano le modiche somme di duemila o tremila euro, a seconda della macchina che è stata sottratta. I magistrati hanno spiegato a noi tutti che anche se questi ladri ci rubassero un’automobile da migliaia di euro noi non dovremmo mai pagare il riscatto perché così si aumenta solo questo mercato di denaro sporco. Infine abbiamo parlato delle ecomafie e delle sostanze stupefacenti con i loro effetti. A tal proposito i magistrati ci hanno spiegato cosa comporti l’uso di queste sostanze nel nostro organismo, dove vengono vendute le droghe e, soprattutto, ci hanno chiaramente consigliato di stare alla larga da queste "piazze". L’incontro si è concluso all’incirca dopo tre ore che sono state per noi, allievi della IV B LC, davvero interessanti. Pertanto speriamo di ripetere quest’esperienza e di incontrare nuovamente i magistrati per trascorrere altre ore con loro, discutendo su tanti problemi che gravano sulla nostra regione, allo scopo di vivere il nostro rapporto con la scuola e con la società in modo più vivo e consapevole.

Maddalena Nardiello, IV B L C

 

Un Giardino al Gandhi

Doveva essere un’occasione per destare attenzione, addirittura attraverso le telecamere della Rai, per premiare l’impegno e la volontà degli alunni di cambiare una situazione che non accenna ad essere migliorata da chi di dovuto. Ancora una volta, invece, si è rivelata un’iniziativa sottovalutata, ma che comunque chi, come il sottoscritto, si è proposto di portare avanti, non cesserà di sostenere. L’idea è quella di garantire non solo la pulizia della zona circostante l’edificio della sede di via Aldo Moro del nostro Liceo, condizione questa che dovrebbe (il condizionale è purtroppo d’obbligo) costituire la normalità, ma di rivalutare anche la stessa, dissodandola ed adibendone una parte a giardino. Il progetto, che comprendeva inizialmente l’intera area, è stato, poi, ridotto ad uno spazio minore in quanto sembrerebbero prossimi i lavori di ampliamento dello stabile, che inevitabilmente ridurranno gli spazi aperti per permettere la costruzione di nuove aule, più che mai necessarie. Partito da un’idea degli stessi studenti, esso ha coinvolto le classi IV A del Liceo scientifico e delle Scienze Sociali e la II C del Liceo Classico. Le tre classi si sono prodigate per riuscire a mettere in piedi una manifestazione nel poco tempo concesso loro, ma l’organizzazione non è stata, purtroppo, proporzionale al loro impegno. La mancata presenza degli attesi rappresentanti di Legambiente e della Rai ha reso il tutto una rappresentazione per pochi intimi. Tuttavia quest’esperienza voleva essere soltanto un modo per permettere a questa iniziativa di "decollare", consapevoli tutti che, per fare in modo che ciò accada, sono necessari fondi e strumenti, ai quali lo sola lodevole laboriosità di alunni e docenti non può sopperire. In una realtà dove siamo purtroppo costretti ad improvvisarci giardinieri per dare un aspetto gradevole all’ambiente in cui quotidianamente lavoriamo, vorremmo soltanto che almeno per una volta le Istituzioni premiassero la buona volontà di noi giovani, magari rendendo meno demagogica la concezione per la quale saremmo noi la speranza ormai quasi abusiva di questa città.

Raffaele De Rosa, IV A LS

 

Per non dimenticare…

Un liceo intitolato a Gandhi non poteva non riservare anche quest'anno un momento di riflessone sull'olocausto ebraico. L'occasione si è presentata il 03/05/2007. Presso la sede del distretto scolastico alcune classi del Liceo Scientifico e del Liceo Classico, accompagnate dai professori D’Aponte, D’Addio, Maisto e Facchiano, hanno partecipato ad un incontro, nel quale si è discusso della tematica riguardante la tragica sorte che colpì milioni di ebrei. La prima a prendere la parola è stata la professoressa e teologa Lucia Antinucci la quale, illustrando l’attività dell’ associazione ebraico-cristiana, ha esposto con chiarezza gli obiettivi e le prerogative della stessa cogliendo l’occasione per illustrarci l’importanza del dialogo interreligioso. Mediante questo, una accanto all'altra, le grandi religioni cercano una strada assieme, levando lo sguardo sul mondo e sulle sofferenze degli uomini e delle donne di questo tempo. E' un pellegrinaggio comune, compiuto nel rispetto delle differenze ma con il desiderio di convergere con pazienza verso l'amicizia e l'amore vicendevole. Terminato tale discorso, abbiamo assistito alla proiezione di un filmato che, girato da alcuni alunni del nostro liceo, mostrava i due campi di concentramento di Auschwitz e di Birkenau mettendo in particolare evidenza, con l’utilizzo di immagini ben precise e dettagliate, le atroci condizioni nelle quali furono costretti a "vivere" milioni di ebrei tormentati dalla follia razziale dei nazisti. Ciò che maggiormente colpisce di quanto avvenuto non è solo la morte di queste persone, ma anche e soprattutto il fatto che una mente umana abbia potuto concepire un tale atto. Dopo che alcuni alunni hanno esposto le proprie opinioni, la parola è passata a Miriam Rebhun, donna napoletana di religione ebraica, la quale, commossa, dopo aver espresso un suo parere sulle immagini viste, ci ha reso partecipi del suo dolore in quanto vittima indiretta di tale genocidio, data la perdita dei parenti morti nei campi di sterminio. L’incontro è terminato con il commiato del vicepresidente del distretto scolastico, Vittoria Caso.

In seguito a questo incontro, credo che non sia possibile non soffermarsi a riflettere su quanto assistito poiché il fatto che milioni di persone siano state sterminate a causa della mente malata di pochi, i quali credevano di ripulire il mondo da persone non degne di abitarlo, è un qualcosa di inaccettabile che dovrà restare nel ricordo collettivo poiché, solo ricordando, l’uomo può evitare di ripetere gli stessi errori.

Giuseppe Marzatico - Giuseppe Piscopo III C L S

 

Dall’Inferno al Paradiso

Mi è molto piaciuto partecipare all’incontro che si è tenuto il 3 maggio al Distretto Scolastico perché ho avuto la possibilità di ascoltare il racconto di alcuni miei compagni che hanno visitato i campi di concentramento polacchi. In un’atmosfera di grande raccoglimento e di commozione alcune classi del "Gandhi" hanno sentito le impressioni della prof.ssa D’Aponte, docente referente del progettto, e la testimonianza di Miriam Rebhun Gaudino, i cui familiari (nonni, padre e zio) sono morti proprio in quei campi. "Non sarei mai andata ad Auschwitz, ma quando me l’hanno chiesto ho subito accettato, per un doppio dovere, quello di insegnante e per la mia famiglia. Non sono mai stata fortunata, ma questa occasione l’ho vista come un segno del destino, siamo stati a delle temperature inimmaginabili per noi meridionali (-19 gradi) eppure non ci pesava, stavamo vivendo la storia" – afferma emozionata Francesca D’Aponte. Anche la docente di Religione e teologa, Lucia Antinucci, si sofferma a parlare dell’associazione "Amicizia ebraico – cristiana" e delle bestialità commesse contro gli ebrei. Il pathos cresce di più quando viene proiettato un video amatoriale girato e montato dai ragazzi che hanno partecipato al viaggio offerto dalla Provincia. Il filmato, che offre un’idea parziale di quello che si è visto, si apre con una scritta centrale "Caino e Abele" per poi continuare con un crescendo fino ad arrivare alle immagini di bambini nudi e all’insegna di benvenuti: "Airbet Mach Frei". Non ci sono parole né commenti, ma solo la musica di Chopin, grande figlio della Polonia. "Dall’Inferno" scrivono i ragazzi verso la fine del corto, un inferno di cui tutti siamo testimoni e che ora, tutti, dobbiamo impegnarci a non ricreare.

Federica Zibaldo, II B LC

 

Tutti a lezione di Archeologia

Noi alunni della IV B LC abbiamo avuto l’opportunità di incontrare, lo scorso 12 aprile, un archeologo professionista, nella sede staccata di via Aldo Moro. In un primo momento, questo incontro propedeutico alla simulazione di uno scavo, a cui abbiamo preso parte a metà maggio, non sembrava suscitare grande interesse in noi ragazzi, interesse che dopo un buon approccio con il nostro esperto, è aumentato con il trascorrere del tempo. Alla fine possiamo dire che quest’esperienza ci ha appassionato a tal punto da farci cambiare idea sulla Storia.
a lezione, iniziata come di consueto con le dovute presentazioni, si è trasformata in un dialogo veramente coinvolgente con l’archeologo, sulle problematiche storico-archeologiche e sulle principali tecniche di scavo. Lo scavo, al quale abbiamo assistito il 15 maggio, è un cantiere pianificato dove sono state bloccate alcune aree della città di Cuma per dissotterrare i resti della vecchia polis greca, un’opera immensa per la quale sono stati stanziati dallo Stato dei soldi che hanno finanziato l’apertura di questo grande cantiere che arricchirà, noi moderni, di ulteriori informazioni sul mondo antico. Cuma, infatti, è stata la prima colonia greca in Campania ed anche una delle più belle ed importanti proprio perché diede vita alla nostra Napoli, a quel tempo Neapolis. Noi studenti, grazie alla grande professionalità degli archeologi incontrati, Maria Stella Pisapia e Gommoso Verner, abbiamo acquisito ulteriori informazioni sulla civiltà greco-romana: costumi, riti funerari, sepolture ed arte dell’epoca; come distinguere in un museo elementi appartenenti ad un’epoca piuttosto che ad un’altra e in che modo risalire dalle fonti al luogo preciso di scavo sapendo anzi tempo a quello in cui si va incontro. Inoltre abbiamo capito che il lavoro dell’archeologo, oltre ad essere interessante, è piuttosto impegnativo perché richiede grande studio, precisione e dedizione, anche se il momento della scoperta anche solo di un piccolo cimelio e non di una tomba è una grande soddisfazione che ripaga di ogni sforzo e di ogni tensione. Particolarmente interessante è stata la simulazione di scavo in una tomba e la successiva schedatura dei reperti.

Clelia Riccio – Antonella Rocco – Loredana Tizzano, IV B L C

OASI DI NINFA: UN MONDO INCANTATO

C’era una volta, presso la sorgente del Nymphes, un piccolo tempio dove le Ninfe, semidivinità oscure e fascinose, dotate di una bellezza irresistibile, trascorrevano le loro giornate corteggiate da dei e da uomini. Alla loro scomparsa vi sorse un villaggio che, intorno all’VIII sec., fu donato dall’Imperatore di Costantinopoli a papa Zaccaria, poi prospera cittadina nella Pianura Pontina. Qui la vita si svolgeva tranquillamente e serenamente fino a quando non arrivarono i soldati di Federico Barbarossa che la saccheggiarono. Dopo molti anni di abbandono divenne proprietà della famiglia Caetani e fu chiamata "Ninfa", un’oasi naturalistica che ha avuto come ultima proprietaria una donna dall’istinto creativo, Lelia Castani. La piccola cittadina diventa, così, un luogo incantato dove la pace regna sovrana, la natura è l’unica padrona e l’uomo è ammesso per gentile concessione della Fondazione Caetani. Oggi le piante ricoprono i ruderi e Ninfa è divenuta, con il passare del tempo, un incredibile giardino, dove la natura incontra la storia, un luogo dove trionfa il romanticismo, grazie alla sua atmosfera magica, alle sorgenti d'acqua, al clima e alla presenza delle rovine del villaggio medievale di Ninfa.

 I percorsi non presentano alcun andamento geometrico: la disposizione delle piante, infatti, è a schema libero, per favorire la creazione di effetti di luce, giochi di ombre e penombre spontanee e naturali. Grazie alla passione dei Caetani, quindi, unita al microclima ed alla ricchezza di acque di sorgente, nei giardini di Ninfa si possono ammirare rigogliose specie botaniche provenienti da ogni parte del mondo. La vegetazione è florida e verde tutto l'anno, proprio come nel disegno di Lelia Caetani che studiò la natura e la riprodusse nel rispetto del luogo dove gli unici abitanti, gli animali, vivono in perfetta simbiosi con la vegetazione.

È un sogno incantevole dove tutto è in armonia. Restando in silenzio, anzi, è possibile udire il canto ammaliante delle incantevoli Ninfe, che vivono ancora nascoste qui felici e contente. E noi ragazzi di II A e II C L. S. siamo testimoni che questo mondo incantato davvero esiste. Speriamo che la sua storia continui immutata nei secoli!

Valeria, Emma, Sabrina, Mariangela, II A LS

 

IL BORSINO DI ANTONIO MEROLA

CENTOCHIODI

Centochiodi è la storia di un uomo che tenta la strada del ritorno alle origini, sia sul versante religioso che della società civile. Sulla pellicola aleggia un'atmosfera sacrale, per una serie di motivi: innanzitutto, è stato annunciato come l'ultimo film di Ermanno Olmi, quindi una sorta di suo testamento registico. E' evidente, per larghi tratti, la volontà di Olmi di imprimere al film una direzione ben precisa, ricercata attraverso dialoghi da Antico Testamento, situazioni, luoghi e personaggi portati all'estremo (come portate all'estremo sono le differenze tra la civiltà ed il mondo rurale). Anche la relazione amorosa viene abbozzata senza essere conclusa, attraverso uno schema inusuale che vede prevalere la comunione degli spiriti rispetto a quella dei corpi. Il protagonista soprannominato "Cristo", la figura più enigmatica di Centochiodi, compie la scelta radicale di rinnegare la conoscenza per regredire ad uno "stato di natura", che è proprio della vita agreste. Leggere tanti libri non gli ha portato che infelicità, mentre la sostanziale beatitudine del paese in cui è approdato deriva agli abitanti dalla loro ignoranza: sul mondo esterno, sui dilemmi dell'esistenza, sulle tante variabili del vivere in una grande comunità.
La polemica di Olmi verte in primo luogo sulla modernità, che non rispetta la natura e l'individuo. Come dice Cristo nel suo messaggio di commiato agli studenti del corso dove insegna, nel mondo odierno forse l'unica via per ritrovare la genuinità è la follia. Non a caso, infatti, uno dei paesani tra cui approda Cristo è mezzo matto, ed anche gli altri, col tempo, diventano una sorta di suoi discepoli, che racchiudono già in se il seme della genuinità, del senso di comunanza con gli uomini e con la propria terra. Ad un tipo di religiosità delle origini si può appunto ricollegare l'altro grande tema affrontato dal film: in critica al costume moderno di una chiesa dogmatica e distante dall'uomo (la figura del monsignore), il regista indica la via di un cristianesimo evangelico, delle origini, che si diffonde con le parabole.
Cristo, proprio nel suo essere tale personaggio, incarna anche un conflitto quasi blasfemo col proprio padre. Agli arresti il protagonista si interroga davanti al monsignore sulla giustizia di Dio, che risulta distante dagli uomini nel momento in cui si diffonde in modo indiretto tramite il libro, la dottrina, il dogma. Cristo dunque si identifica come Gesù Cristo, come messaggero in terra del messaggio del vangelo.
Tra suggestioni bucoliche e citazioni felliniane, Ermanno Olmi ha consegnato a Centochiodi la sua testimonianza spirituale. Forse un film come questo, così mistico ed allegorico, poteva solo appartenere ad una persona con i suoi anni, la sua storia ed il suo percorso di vita.

VOTO: 4

MIO FRATELLO E’ FIGLIO UNICO

Il film, tratto dal romanzo Il Fasciocomunista, vita scriteriata di Accio Benassi di Antonio Pennacchi, racconta della formazione di Accio (Elio Germano), cresciuto nella cornice atemporale e metafisica della città di Latina, presso una famiglia "tradizionale", con regolari genitori e fratelli dallo schiaffo facile. Accio è spinto dalla sua inquietudine a ricercare nello studio e nelle ideologie politiche l’approvazione e l’affetto che non sente di ricevere da nessuno: prima si iscrive al Movimento Sociale, da cui resta deluso, poi al Partito Comunista, con scarsa convinzione. Da qui il titolo del romanzo, da cui è tratta la pellicola.

Pur essendo cresciuto insieme a Manrico (Riccardo Scamarcio), con cui ha sempre avuto un rapporto conflittuale e affettuoso al contempo, Accio in realtà resterà solo, perderà l’odiato e amato fratello, vittima del momento storico, ma anche di se stesso. L’intensità di Elio Germano offusca non soltanto gli altri giovani interpreti, tra cui Scamarcio nell’ormai consolidato ruolo del belloccio spavaldo, ma persino gli altri attori più consolidati, come Luca Zingaretti (Mario Nastri) e Angela Finocchiaro (la madre). La storia è quella di un ragazzo che non può aderire completamente a nessuna ideologia, in quanto egli stesso rappresenta l’ideale del giovane capace e intelligente, soltanto mascherato da cattivo, pur di non restare solo a causa della propria sensibilità. Mio fratello è figlio unico appare come una riflessione universale, capace di estendere il suo sguardo generazionale anche ai ragazzi di adesso, molto di più e meglio di tanto cinema adolescenziale italiano degli ultimi tempi.

VOTO: 7

 

Amalfi: una giornata indimenticabile

Il  giorno 12 del mese di aprile le classi III C, III D, IV C, IV D e V C del liceo Scientifico sono state coinvolte in una visita guidata ad Amalfi, accompagnate dalle proff. D’ Aponte, D’ Ambra, Piscitelli e Rossi. La giornata prometteva un’ uscita divertente ed entusiasmante dal momento che il cielo era chiarissimo, senza ombra di nuvole, e il sole era caldo. Dopo qualche ora di viaggio in pullman, finalmente abbiamo fatto un breve percorso a piedi, e poi abbiamo incontrato la guida, che ci ha fatto fare un giro panoramico del paesino, raccontandoci la sua storia. Abbiamo, quindi, appreso che oggi Amalfi è un comune di circa 6000 abitanti della provincia di Salerno. Dà il nome all'omonimo tratto della penisola su cui sorge, la costiera amalfitana, che dal 1997 è stata dichiarata dall'UNESCO Patrimonio Mondiale dell'Umanità.Il villaggio di Amalfi era stato fondato da un gruppo di Romani che, diretti a Costantinopoli, avevano fatto naufragio sulle coste pugliesi; poi, dopo aver fondato Melphi (oggi Melfi), si erano spinti verso sud per stabilirsi sulla costiera amalfitana. Amalfi era nata, tra i monti Lattari e il Tirreno, come un piccolo villaggio di pescatori. Nel IX secolo divenne una delle Repubbliche marinare rivaleggiando con Pisa, Venezia e Genova per il controllo del Mediterraneo.

Il Codice Marittimo di Amalfi, meglio noto col nome di Tavole Amalfitane, ebbe una grande influenza fino al XVII secolo. Amalfi raggiunse il proprio massimo splendore nell'undicesimo secolo, dopodiché iniziò una rapida decadenza: nel 1131 fu conquistata dai Normanni e nel 1135 e 1137 saccheggiata dai Pisani. Nel 1343, poi, una tempesta, con conseguente maremoto, distrusse gran parte della città. Abbiamo visitato il Duomo, stupendo, da farti rimanere senza fiato, il più celebre monumento di Amalfi in stile arabo-siciliano e dedicato al Santo Patrono, l’ apostolo Andrea. La sua costruzione fu iniziata nell'XI secolo e completata con molte aggiunte successive. Si contraddistingue per l'imponente facciata, i portali in bronzo realizzati nel 1066 a Costantinopoli, per il bellissimo Chiostro del Paradiso e per la famosa scalinata, dove i miei compagni di classe ed io abbiamo fatto la foto di gruppo per ricordarci della stupenda esperienza che stavamo vivendo. Per tradizione, ogni anno un equipaggio di vogatori amalfitani partecipa alla Regata delle Repubbliche Marinare sfidando le altre tre omologhe città. Anche se non è storicamente provato, la bussola sarebbe stata inventata dall'amalfitano Flavio Gioia, che la guida ci ha detto essere forse un nome fittizio, nato dall’ erronea trascrizione di due nomi separati. Tuttavia pare che proprio i navigatori amalfitani siano stati i primi ad usarla. Particolarmente fiorente nella storia della città, e tuttora viva, è l'industria cartaria, legata alla produzione della pregiata carta di Amalfi. Questa cittadina, amata ed ammirata da turisti di tutto il mondo, splendida località di mare, è meravigliosa e vi consiglio vivamente di visitarla perché ne resterete sicuramente affascinati.

Fabrizio Maddaloni, III C LS

 

Il Castello di Sermoneta

Venerdì 4 maggio, noi alunni della II C LS, insieme alla II A, siamo andati a Sermoneta, in provincia di Latina. La giornata, iniziata presto (6.45 del mattino), non si è presentata come speravamo o almeno non è iniziata col piede giusto. Pioveva, ma noi non ci siamo persi d’animo e abbiamo continuato a vivere la giornata nel migliore dei modi, anche se il sole, arrivati lì, ci aveva abbandonato del tutto. Ma questo non ci ha impedito di andare a visitare il luogo prefissato, per il quale avevamo percorso tanti chilometri. Infatti, arrivati a Sermoneta, ci siamo subito recati al castello, parte principale del paese, dove una guida ci ha illustrato cenni storici riguardante quest’ultimo. "Verso la metà del sec. VII, gli Annibaldi costruirono una rocca di importanza strategica per la vicinanza della via Appia e del mar Tirreno. Si possono ancora ammirare l’imponente maschio, alto 42 m. e il maschietto o controtorre, che sono gli unici resti ben conservati della primitiva rocca degli Annibaldi.

 Nella corte del castello (Piazza D’Armi) c’era una chiesa che fu, però ,rasa totalmente al suolo. Dopo gli Annibaldi la piccola rocca fu comprata dalla famiglia Caetani. I Caetani di Sermoneta provvidero ad ampliare e rinnovare la rocca con edifici, di cui il più notevole fu la Sala dei Baroni, detta anche Casa dei Signori, lunga ben 22 m., adiacente al maschio.

In seguito la rocca passò sotto il comando di Cesare Borgia, che pose allora l’assedio a Sermoneta e si arrese dopo un’estrema difesa, nella quale si distinsero anche le donne, che si armarono come i soldati, con scudi e corazze, per difendere l’onore del proprio paese. Il castello di Sermoneta, da una rocca strategica, divenne una fortezza impenetrabile, la più potente del Lazio, seconda solo a Castel Sant’Angelo. La rocca fu arricchita da cinque linee concentriche di difesa, con mura spessissime. Le mura cittadine furono rafforzate con torri semicilindriche. Inoltre la fortezza fu restaurata in epoca più moderna da Gelasio Caetani, ingegnere ed erudito storico della sua famiglia. Molto del magnifico mobilio, antico e pregiato, fu in parte bruciato dai rifugiati durante la Guerra ed in parte esportato da gente di pochi scrupoli. Con la morte di Donna Lelia Caetani, si è estinto il ramo principale della famiglia ed il castello è entrato a far parte della Fondazione Loffredo Caetani, creata dalla medesima per onorare la memoria del casato.

Oggi il castello ospita seminari di studi, gruppi appartenenti al Fondo Mondiale per la Natura. Inoltre la Piazza D’Armi è il luogo in cui si esibiscono orchestre ed artisti tra i più noti del mondo. Dopo la visita guidata nello splendido castello di Sermoneta abbiamo consumato la colazione a sacco in una piccola piazzetta di questa cittadina, tra vie e viottole abbiamo potuto osservare le costruzioni ancora antiche di alcune case e i vari negozi piccoli ma accoglienti; forniti di ottimi dolci, che abbiamo avuto la fortuna di gustare. Dopo aver consumato il pranzo ci siamo recati in un piccolo parco non molto lontano, dove alcuni hanno giocato a calcio, qualcuno ha potuto "rinfrescarsi" con un bel gelato, mentre altri hanno fatto uno "pseudo karaoke" con delle chitarre portate da alcuni ragazzi della II C. Dopo il momento di svago, rientrati nell’autobus, ci siamo recati al Giardino di Ninfa, dove abbiamo continuato la nostra giornata. Il giardino ospitava una vastità immensa di piante, infatti la sua particolarità era proprio nella convivenza di piante provenienti da varie parti del mondo; il tempo continuava a non esserci favorevole, ma noi non ci siamo persi d’animo e con "rassegnazione" abbiamo attraversato tutto il giardino tra una risata ed uno schizzo d’acqua. L’uscita scolastica è stata molto interessante dal punto di vista culturale per le conoscenze acquisite riguardo al castello di Sermoneta, ma allo stesso divertente per la grande unità che si è formata tra i ragazzi anche non appartenenti alla stessa classe e per i vari momenti di svago in cui noi ragazzi abbiamo potuto dare sfogo alla nostra felicità e libertà.

Luigi Spina, Joseph Spina e Luigi Venuso II C L.S.

 

Notte prima degli esami – oggi

E’ proprio vero che gli esami non finiscono mai! Fausto Brizzi, con il suo ultimo successo "Notte prima degli esami – oggi", è riuscito nuovamente a far parlare di sé dopo aver esordito lo scorso anno con "Notte prima degli esami". Il film si apre con una sequenza di immagini che vede come protagonista Luca Molinari, interpretato da Nicolas Vaporidis, mentre affronta gli esami di maturità in diverse epoche storiche, anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, rispettando le varie mode di quei tempi fino ad arrivare all’estate 2006. Vi aspettate che sia il continuo dell’edizione precedente? Beh, ci dispiace deludervi! Al contrario di quanto si possa immaginare leggendo il titolo del film, lo sfondo della vicenda non è caratterizzato principalmente dagli esami bensì da una storia d’amore, che, come un ciclone, mette a repentaglio il futuro del protagonista. Lui rincorre lei, Azzurra (Carolina Crescentini), che, per inseguire il suo sogno, finirà per infrangergli il cuore. I due protagonisti sono affiancati da un cast da cui emerge un divertente Giorgio Panariello, nei panni di un eterno Peter Pan con la sua Wendy, una frizzante Serena Autieri. Tema del film è l’amicizia, attraverso cui il protagonista riesce a salvare qualcosa per lui molto importante… Tra la precedente e quest’edizione vi è una forte contrapposizione: lo sfondo della vicenda. La prima è ambientata nel decennio in cui spopolarono i Duran Duran, la seconda è segnata dai Mondiali di calcio. Un’altra differenza è il pensiero dei giovani, poiché da un lato troviamo gli yuppies e dall’altra una generazione segnata dalla tecnologia e dall’utilizzo non più di audiocassette, ma di telefoni cellulari, blog e iPod. Personalmente abbiamo trovato particolarmente curata ed elaborata la sceneggiatura e giusta la scelta di utilizzare un linguaggio anche dialettale che avvicina la storia narrata al mondo dei giovani. Possiamo dire che il film risulta divertente e allegro grazie anche ad una discreta interpretazione degli attori. Non mancano, infine, mare, scherzi, tradimenti, sesso in chat e nudità in abbondanza, tutto ciò che oggi segna la nuova generazione. Ma dov’è finito il romanticismo?

Emma Esposito Aiardo-Valeria Federico, II A LS

 

 

HO VOGLIA DI TE

Ricordate "Tre Metri Sopra Il Cielo"? Lì dove solo gli innamorati vivono e dove Step desidera esserci ancora? Il tempo è trascorso, ma le emozioni non sono svanite. Dopo 2 anni passati negli Stati Uniti, l’affascinante Riccardo Scamarcio, nel ruolo di Step, ritorna a Roma per dare inizio ad un nuovo capitolo della sua vita: ecco l’incontro con Gin, la luminosa Laura Chiatti. Tutto della città ricorda lei, la bellissima Baby, il suo primo amore. Ma è arrivato il momento di cacciar via i vecchi ricordi, di dare spazio a nuove emozioni e nuovi amori. Step sembra finalmente intenzionato a cominciare una nuova vita al suo fianco, ma l’incontro con Baby cambierà le carte in tavola, rendendo tutto più complicato….. Numerose sono le scene romantiche e suggestive con la bellezza unica della capitale. I protagonisti si muovono, infatti, nel centro di Roma con il Tevere, i Parioli e il ponte Milvio come sfondo della tenera storia d’amore. Certo, il film cancella la prima storia che ha fatto palpitare il cuore di milioni di ragazze, ma compensa questo vuoto con un’altra sempre travolgente che cattura il protagonista e gli spettatori. Un film per un pubblico adolescenziale, record assoluto di incassi in Italia nel primo giorno di programmazione, con oltre un milione e mezzo di euro in 650 sale. "Ho voglia di te" esprime, in realtà, ciò che ognuno di noi è nel pieno della gioventù, o meglio illustra con semplicità e ingenuità la bellezza dell’amore. Perciò per tutti coloro che, guardando questo film, si emozioneranno, non sbagliano, anzi, per chi può ancora sognare, è giusto che sia così!

Federica Liguori, II A LS

TREASURE ISLAND: i ragazzi a teatro

TREASURE ISLAND, L’ Isola del tesoro: racconto fantastico o scrigno di valori? Lo spettacolo è tratto dal romanzo di Robert Louis Stevenson ed è stato rappresentato in inglese. Racconta una delle più celebri storie per ragazzi di tutti i tempi e narra di pirati e tesori: non solo fantasie e non solo realtà. I pirati: protagonisti o referenti di un messaggio? Romanzo di avventura, "Treasure Island" appare basato su premesse sostanzialmente realistiche da un punto di vista storico: l’idea di un tesoro dei pirati nascosto su un’ isola dei Carabi è coerente con la storia delle piraterie del XVIII secolo.

Jim Hawkins, il protagonista, è un ragazzo che vive e lavora nella locanda dei suoi genitori. Qui incontra Billy Bones, un vecchio marinaio dall’aspetto minaccioso. Quest’ ultimo muore, lasciando uno scrigno, nel quale il ragazzo trova una mappa e così decide di partire con una nave alla ricerca del tesoro. In realtà, l’intraprendenza di Jim Hawkins rispecchia il fatto che a quell’ epoca un adolescente della sua età era considerato un adulto. Perciò la scelta del ragazzo di affrontare un viaggio lungo e rischioso si può interpretare come il cammino verso l’età adulta. Ma di chi si fiderà? L’equipaggio sarà formato da persone oneste o approfittatrici? La ciurma della nave è composta anche da pirati, fra cui Long John Silver, che gli fa credere di essere suo amico.

I due, quindi, si mettono alla ricerca del tesoro nascosto, ma non lo trovano. A questo punto il pirata incolpa il ragazzo e vorrebbe ucciderlo, ma il giovane viene salvato dall’ uomo che precedentemente aveva trovato e nascosto il tesoro…:Ben Gun. Cosa ha spinto Ben Gun a salvare Jim? Il proprio coraggio o la forza dell’amicizia? Ecco svelato il vero messaggio dell’autore: l’amicizia. Una delle ultime frasi dello spettacolo è proprio dedicata a quest’ ultimo, importante valore: non importa diventare ricchi, la vera fortuna nella vita è quella di trovare un amico. Del resto, è noto che "chi trova un amico trova un tesoro". In "Treasure Island", portato in scena dal "Bla Bla Bla English Theatre" è stato possibile comprendere tutto questo, ma anche…..respirare un’ aria salmastra, ascoltare vecchie canzonacce di marinai e perdersi negli intrighi demoniaci del pirata Long John Silver, in compagnia della sua ciurma, di pappagalli, di gambe di legno e di quindici uomini sulla cassa del morto con l’immancabile bottiglia di rhum. Lo spettacolo, rappresentato al Teatro "Il Piccolo" di Fuorigrotta, ha avuto una durata di circa 60’. Con un inglese semplice, facilmente comprensibile, gli studenti del nostro liceo hanno seguito le varie vicende divertiti e interessati, avendo avuto la possibilità di interagire con due veri attori britannici (Clair Rogers e Aidan Mc Cann), ma soprattutto l’occasione di partecipare ad un evento teatrale che si è rivelato veramente originale e stimolante.

Valeria Federico-Emma Esposito Riardo, II A LS

Il ritratto di Dorian Gray

Il 26 marzo alcune classi del Liceo Classico (I A, II B, III B) hanno assistito, al teatro Plaza al Vomero, alla rappresentazione, in lingua inglese, di uno dei più grandi romanzi di Oscar Wilde, "Il ritratto di Dorian Gray". Il testo fu, all’epoca, giudicato uno scandalo per le tendenze omosessuali racchiuse in esso e riscontrabili nel rapporto tra Dorian e Basil. Ma nonostante ciò, l’opera appassionò e continua ad appassionare moltissimi in quanto narra una storia avvolta dal mistero, basata sul tema del doppio, dove l’amore per l’arte è tutto. Non manca, però, un legame con la realtà; infatti, nel testo, riscontriamo la descrizione della famiglia di Sibyl Vane e l’incontro tra Dorian e James Vane, fratello di Sibyl, che cerca di vendicare la morte della sorella, tutti episodi che accadono nei bassifondi di Londra, che vengono rappresentati molto bene. Il tema principale è da riscontrare nei peccati commessi da Dorian e dal morboso rapporto con il suo autoritratto che assorbe tutte le sue colpe. L’amore per l’arte, la bellezza diventano fonte dei maggiori misfatti, la storia è sempre attuale, è a sfondo etico e morale. La storia di Dorian è esemplificativa del concetto che l’amore per il bello è fine a se stesso, egoistico e dannoso per l’animo umano. La rappresentazione è stata messa in scena dalla compagnia di "Pacchetto Stage"…..

Angelo Quaranta, I A L C

 

Casoria "culla" di cultura

La realtà dei nostri giorni è a volte tragica, ma è a partire dalla cultura che deve avvenire in noi un profondo cambiamento. Questo è il tema di fondo dell’Associazione Culturale "Insieme", presieduta dal prof. Vittorio Mazzone, che organizza incontri con l’autore, visione di film e successivi dibattiti con la presenza dei registi. Alcune classi del nostro liceo hanno partecipato, nell’auditorium della scuola media "Padre Ludovico da Casoria, all’incontro con Giuseppe Montesano, autore del libro "Magic People", che tratta della vita quotidiana di un condominio. L’autore è stato introdotto dal prof. Amendola, che si occupa principalmente del rapporto tra cinema e teatro nel Novecento, ma che è anche un appassionato di letteratura moderna, il primo interrogativo l’ha posto lui chiedendo che tipo di racconto fosse "Magic People". L’autore non è riuscito a dare una risposta esauriente perché neanche lui sa bene cosa avesse scritto. Durante questo incontro alcuni alunni hanno posto delle domande all’autore e un’alunna, in particolare, ha chiesto se per i giovani ci fosse speranza di salvezza in questa società, Montesano, pur non avendo la ricetta giusta, ha posto l’attenzione su due cose fondamentali: nessuno da solo si può salvare, non c’è bisogno di grandi masse, ma anche solo due persone insieme possono salvarsi; nessuno da solo può riuscire a sopportare i fardelli della vita. Un altro tema importante, che è stato analizzato dall’autore, è il modo di insegnare da parte di alcuni professori che tendono a riempire i ragazzi di nozioni, come una busta in cui cercano di far entrare la maggior parte di informazioni. Così, però, non si è padroni di cultura, ma solo di aride notizie. L’incontro è stato seguito con molta attenzione da parte di tutti con lo stupore di Montesano che ha ringraziato gli studenti in conclusione di serata.

Tre settimane dopo, altri ragazzi della nostra scuola hanno avuto la possibilità di incontrare Silvio Perrella, autore del libro "Giù Napoli" esaltante descrizione, tramite gli occhi di uno straniero, (Perrella infatti è siciliano) delle bellezze campane. L’incontro si è svolto ad Afragola nel circolo degli universitari, moderatore è stato, come di consueto, il prof. Mazzone, che ha salutato i ragazzi intervenuti. Ad introdurre l’autore il prof. Giuseppe Roncioni. Durante l’incontro si è discusso di vari temi, soprattutto dell’idea che i ragazzi e le persone di altre regioni hanno di noi napoletani. Noi ragazzi abbiamo esposto i nostri modi di vedere le cose e Perrella si è mostrato interessato e stupito nel trovare un uditorio così attivo. Parlando di Napoli risuonano sempre vive le parole di Eduardo "fuitevenne", questo tema dell’abbandono e soprattutto dell’abbandonare Napoli è emerso anche dal libro di Perrella. Questa opera mette in risalto tutte le straordinarie bellezze di Napoli, ma come ribadisce anche lo stesso autore, non è possibile dimenticare i tanti problemi che affliggono la città e non è possibile cambiamento se non c’è indignazione. Il terzo ed ultimo incontro si è svolto alla scuola media "King": la prof.ssa Tiziana Rossi ha introdotto la scrittrice Antonella Cilento che ha parlato del suo libro "Sul mare luccica".

Alfredo Cirella, I B L C

 

Magic People

"Magic people" è un libro particolare con caratteristiche decisamente rare. Giuseppe Montesano, in questa commedia nera, rispecchia alcuni lati negativi delle persone: l’eccessivo desiderio di denaro, la schiavitù nei confronti della pubblicità, l’assoluta convinzione di essere degli esperti di economia e quindi una società devastata dall’ignoranza, persone che non frequentano più la scuola, che guardano continuamente la Tv e che non leggono più giornali, riviste e libri. Viene descritta una società dove l’egoismo, l’egocentrismo, l’invidia sono al centro di ogni principio; e viene di continuo sottolineato il razzismo nei confronti dei neri, dei musulmani e dei poveri. E’ una società nella quale tutti hanno un sol pensiero: "Chi non ha i soldi non vale niente". Racconta ciò in un modo molto piacevole, alternando sorprendentemente espressioni tipiche napoletane a lunghi dialoghi caratterizzati da un lessico esperto o da un gran quantità di termini tecnici. La tecnica narrativa più frequente, dunque, è la scena che, se può rappresentare al meglio qualsiasi situazione, costituisce, però, anche un limite del libro. Infatti l’autore lo divide in 38 capitoli, raccontando per ognuno di essi buffi e paradossali aneddoti ai quali ha assistito personalmente o che ha udito. Chiunque, durante la lettura, può tuttavia facilmente dimenticare i capitoli precedenti o i nomi di persona già letti. Siamo stati favorevolmente impressionati dal fatto che Giuseppe Montesano, raccontando qualche episodio accaduto al narratore, chiamato "Dottor G", utilizza ancora espressioni napoletane, pur riferendosi ad un uomo laureato. La lettura è risultata veramente piacevole e facilmente comprensibile, anche se con qualche difficoltà per chi non conosce il dialetto napoletano.

Laura Pellegrini – Madalina Silvestro, IV B LC

 

L’Arte come cambiamento:

Terzo anno di "Scuola dio pace" al Gandhi

Questo è il diciassettesimo anno dalla nascita di "Scuola di Pace", associazione onlus che si batte per l’affermazione e la valorizzazione di questo principio. Ogni anno, tra le varie attività che svolge a livello cittadino, i responsabili coinvolgono attivamente studenti di varie scuole ed associazioni di volontariato giovanile, grazie anche alla collaborazione e al Patrocinio dell’Assessorato all’Istruzione della Regione Campania. Per il terzo anno consecutivo il Liceo Polispecialistico "Gandhi" ha partecipato alle attività destinate agli studenti insieme ai licei Garibaldi, Brunelleschi, Genovesi e Caruso. Il corso, attivato a numero chiuso, è stato suddiviso in diversi laboratori (teatro, musica, fotografia, danza e scrittura) che hanno collaborato per realizzare un unico lavoro che verrà presentato nell’edizione di "Una Canzone di Pace 2007" il 25 maggio presso il teatro "Totò" di Napoli. Allo spettacolo parteciperanno anche gruppi musicali o singoli musicisti, che presenteranno un pezzo inedito legato alla tematica affrontata quest’ anno: "Mondo arabo e Islam tra immaginazione e realtà". La tematica d’apertura è stata integrata con uno scambio di idee con un uomo ed una ragazza di origini orientali che hanno deciso di emigrare in Italia, singolare è stato anche il contrasto sull’idea della poligamia che la ragazza approvava senza alcun indugio. Lo scopo principale non è solo quello di creare occasioni d’incontro tra gli studenti, ma anche quello di sensibilizzarli sulle tematiche delle differenze ed i punti in comune con l’Occidente, soprattutto quelle legate alla religione, alle usanze e all’organizzazione sotto il punto di vista politico e sociale, che molto spesso agli occhi di noi occidentali sembra più ingiusto.

Questa esperienza ha permesso di avvicinarci meglio al mondo che ci circonda, che è vittima di situazioni delle quali ignoriamo l’esistenza, ma che potrebbero cambiare con il contributo dell’arte, che tocca i sentimenti umani ed unisce i popoli. La musica, la danza e la recitazione sono esperienze uniche che uniscono e non dividono. L’impegno degli studenti del Gandhi è stato alto e proficuo, tutti si sono distinti nei laboratori e tutti con le loro specificità parteciperanno attivamente allo spettacolo finale. L’attività di quest’anno ha entusiasmato veramente gli studenti, tanto che ci sono stati incontri suppletivi rispetto a quelli organizzati dalle singole scuole ai quali noi studenti abbiamo partecipato spontaneamente allo scopo di affinare il prodotto finale. Tutti possono partecipare allo spettacolo prendendo contatti con gli allievi di "Scuola di Pace" delle classi V A LSS,  II  A LSS,  V B LS, IV B LS. Si spera che il progetto possa proseguire nel corso degli anni con altre interessanti tematiche.

Marta Formato - Enza Cerella II A LSS

 

NEWS  NEWS  NEWS 

Premio Elsa Morante Ragazzi.

Anche quest’anno trenta ragazzi del nostro Liceo hanno composto la giuria del Premio "Elsa Morante Ragazzi", la tradizionale manifestazione di editoria giovanile che tanto successo sta riscuotendo anche grazie all’organizzazione e all’alto valore dei partecipanti. "Centro di igiene mentale" di Simone Cristicchi, il cantautore vincitore dell’ultima edizione del Festival di Sanremo, "Angelo per un giorno" di Gennaro Matino e "Alda ed io", favole di Sabatino Scia con Alda Merini, sono i tre libri vincitori dell’edizione 2007. Lo ha deciso la giuria composta da Dacia Maraini, Antonio debenedetti, Maurizio Costanzo, Santa di Salvo, Vincenzo Cerami, Nico Orengo, Francesco Cevasco, Paolo Mauri e Tjuna Notarbartolo. Tra questi tre finalisti una giuria popolare di alunni delle scuole medie inferiori e superiori della regione Campania sceglierà il super vincitore che sarà proclamato il 1 giugno a Castel S.Elmo.

 

Scuola e Legalità.

Scuola, scrittori e legalità. Un rapporto che la Fondazione premio Napoli vuole sempre più intensificare, certa che una riflessione sul tema del rispetto delle regole, anche al di fuori delle aule scolastiche, sia necessaria. Per questo motivo ha promosso un primo ciclo di incontri nella propria sede, a Palazzo Reale, con dieci scuole superiori della Regione Campania. Si è partiti il 26 aprile con l’Istituto "Righi" di Napoli e si è concluso il 25 maggio con il nostro Liceo. La discussione ha tratto spunto dal volume, voluto dalla Fondazione, "Raccontare la legalità. Filosofi e scrittori interrogano una parola" (Pironti editore), alla quale hanno dato il proprio contributo scrittori, filosofi e poeti come Valerio Magrelli, Erri De Luca, Mario Luzi, Giuseppe Montesano, Antonella Cilento, Diego de Silva, Peppe Lanzetta, Bruno Arpaia e Tullio De Mauro.

 

Alunni alla ribalta

Come di tradizione una delegazione della nostra scuola, formata da Gennaro Fiorentino, Antea Ravellino, Imma Giacco e Gianfranco Esposito, ha partecipato alla manifestazione "I Ragazzi al Grande Vomero", che si è svolta il 19 maggio allo stadio Collana. Tanti gli istituti in gara che hanno presentato performance di canto, teatro, ballo, moda e danze caraibiche. Nel corso della serata c’è stata anche la premiazione dei tornei di calcio a 7, pallacanestro, pallavolo e scacchi. Al termine Night Street Vol.3, una gara dedicata alla diffusione della cultura di strada attraverso la pratica del ballo acrobatico e le sue discipline. Un’altra rappresentanza sempre della nostra scuola, formata da Mena Martello, Imma Giacco e Gianfranco Esposito, ha preso parte alla quarta edizione di "Dentro le mura…le Rassegne", le periferie si incontrano che si è tenuta il 17 maggio all’Auditorium di Scampia.

 

Ancora successi con "La Strada"

Procede senza sosta l’incetta di premi e di complimenti per il nostro cortometraggio "La Strada" che ormai ha acquisito una popolarità nazionale. Con grande soddisfazione il corto ha fatto parte della rosa dei 12 finalisti al "Capri Film Festival", manifestazione organizzata a Capri dal 19 al 21 aprile, presentata da Gianpiero Marrazzo, e alla quale abbiamo partecipato. Il contesto era di altissimo livello, gli altri corti selezionati erano stati girati da registi professionisti ed interpretati da attori del calibro di Alessandro Haber, Francesca Reggiani, Sarah Maestri, Federica Citarella, Bianca Sollazzo, Ernesto Mahieux. Il nostro ha avuto gli apprezzamenti dalla giuria popolare composta dagli alunni delle scuole capresi e i complimenti da Giuseppe Ferrara, regista di chiara fama e di impegno civile, e da Liliana Cavani, presidente onoraria della giuria. Tre giorni magnifici tra convegni, proiezioni, escursioni, buona cucina ed una ospitalità ottima.

 Alla seconda edizione di "Corto in Stabia", rassegna internazionale di cortometraggi organizzata dall’associazione "Vivistabia" di Alfonso Galdi e presentata da Serena Albano, "La Strada" ha vinto il premio come migliore regia. Inoltre premio come migliore progetto e migliore messaggio alla nona rassegna "Pulcinellamente" (nella sezione "Spulciando" come migliore interpretazione il riconoscimento è andato a Francesco Cicchella) e finalista alla kermesse cinematografica "Inventa un film" che si svolge a Lenola.